domenica 21 aprile 2013

L'Economostro si è trasferito su ilcalibro.com

OPS! Forse cercavi un nuovo intelligentissimo post dell'Economostro? Sei rimasto indietro amico mio! 

A partire dal 99esimo articolo mi troverai su ilcalibro.com, sito che aggrega diversi autori come una grande joint venture da cui poter ottenere il massimo. A partire dalla piattaforma, che non è più quel prodotto sovieticamente macchinoso che è blogspot ma il più occidentale wordpress (sto bestemmiando in indo-coreano per capire come cavolo inserire le foto su sto maledetto WP). I contenuti rimarranno comunque gli stessi: innanzitutto il maltrattamento dell'economia, ma anche della politica e della religione. L'unica cosa che non ci sarà più è il color merda di orango che voleva imitare le pagine del Sole24ore.

Le cose non cambiano, quindi, ma migliorano: puoi trovare gli aggiornamenti ai miei articoli su facebook (qua) e su twitter (quo). E se proprio ti piaceva questo blog personale, sappi che non mancheranno sorprese, di quando in quando: in fondo non si può chiudere una serie senza prima arrivare al fatidico 100!

Con tanto affetto per chi mi ha seguito, ma soprattutto per chi continuerà a farlo

Dan Marinos

lunedì 15 aprile 2013

Di quella volta al Fuori Salone in cui pensai di morire (e delle mie riflessioni economiche da panico)

Giusto per capire di che cazzo di trappola stiamo parlando.


Tutti quelli che sabato sera sono andati al fuori salone di Via Tortona a Milano hanno certamente pensato: “Qua, su questo ponte, se succede qualcosa muoio”. Il ponte in questione è una passatoia di metallo verde che permette di scavalcare la ferrovia di Porta Genova e di arrivare appunto in Via Tortona evitando così di dover fare un giro piuttosto largo per Via Savona. A causa dell’evento ultra-mondano che ha coinvolto una folla impressionante si è formata una coda allucinante dal tardo pomeriggio fino alla notte, rendendo il passaggio meno praticabile della famigerata uscita di Roncobilaccio a ferragosto.

Notevole il fenomeno di massa altamente irrazionale che ha trasformato il ponte in una potenziale trappola della morte, degna di rientrare tra le stragi dell’Heysel e della Love Parade. Il passaggio infatti è largo abbastanza per far passare, contemporaneamente e piuttosto faticosamente, 4 file di persone. A seconda di quanti volevano andare verso o andare via dal fuori salone, le file si sarebbero dovute distribuire in maniera sensata. Per esempio, al cominciare della festa, mi sarei aspettato di vedere tre file di persone in entrata e una sola in uscita. Situazione opposta a tarda notte. Equilibrio 2vs2 a metà serata. Per tutto il tempo invece la società civile ha autonomamente creato il paradosso rappresentato dallo schema qui sotto (non si può parlare di flussi e sistemi senza un cazzo di flowchart).



 Su entrambe le estremità del ponte, tre file erano occupate da gente che voleva salirvi sopra, per andare da un punto all’altro. Essendo la folla alle due estremità numericamente equivalente, e non potendo mantenere questo doppio flusso d’entrata – salvo attraverso la creazione di portali spazio temporali, ma il Pisapia ci ha messo l’Area C pure su quelle – le file si stringevano reciprocamente raggiungendo un punto di efficienza ed equilibrio esattamente nel mezzo, quando due persone che andavano ne incrociavano due che venivano. Ironia, il punto centrale era di fatto il tappo che creava l’ingorgo, il punto di massimo attrito, nodo che costringeva un centinaio o più di persone ad impiegare dieci minuti per percorrere cento metri.

Ora non voglio tirare in piedi azzardati paragoni con gli stati e le mutazioni dei liberi mercati, né voler denunciare – un po’ alla Michele Serra – i mali di un macrosistema mondiale partendo dal vicino di casa irrispettoso che parcheggia in doppia fila. Ma io su quel cazzo di ponte ho davvero avuto paura di poter morire schiacciato dalla massa o, nel tentativo di svincolarmi dalla bolgia, precipitando sulle rotaie, e mentre il mio cervello non trovava vie d’uscita ho pensato che i mercati potevano fallire non solo perché le strutture – il ponte, la burocrazia, la lentezza dei tribunali – sono pericolose, ma perché il mercato stesso può non raggiungere nemmeno sul lungo termine un vero equilibrio.

A giudicare da quanti sgomitavano, da quanti spingevano e da quanti semplicemente scavalcavano i muri e attraversavano direttamente i binari, mi domando: quello accanto a me è un homo oeconomicus, un homo sociologicus o più semplicemente un homo mentecattus?


Dan Marinos

domenica 7 aprile 2013

Economia domestica e governance tra coinquilini

Il seguente post è stato classificato dall'Associazione Mondiale CFO come
 miglior tentativo ruba-soldi categoria emergenti. 


Avevamo toccato un tema simile in quest'analisi sulla gestione della cassa durante le vacanze estive. Oggi invece parliamo dell'amministrazione dell'abitazione condivisa con altri coinquilini. Un tema piuttosto spinoso, spesso caratterizzato da ripicche, liti e accuse. Piatti sporchi, asse del cesso putrida, roba lasciata in giro, spazzatura che non si può più buttare perché diventata ecosistema protetto da Greenpeace. Ma soprattutto,  infinite discussioni sulle spese in comune. 

Innanzitutto definiamo due livelli di complessità di spesa. Quella che definiamo amica della calcolatrice è tipicamente rappresentata dai costi per le utenze, il cui importo è difficilmente contestabile in quanto accertato da un documento comunicato da terzi (la bolletta) e facilmente ripartibile tra gli abitanti della casa. Il calcolo è:
Q=I/n

Dove I è l'importo totale, n il numero di abitanti e il rapporto Q il saldo a testa uguale per ciascuno di essi. La banalità di calcolo è evidente anche ad un orango.

Il secondo livello di complessità, anche detto "chi cazzo ha comprato i wurstel?", riguarda le spese ricorrenti a destinazione non proporzionale quali le spese per alimenti. In questo caso l'acquisto di diversi beni di consumo non necessariamente coinvolge tutti i coinquilini e l'importo sullo scontrino (sempre se quest'ultimo è stato conservato) può essere frutto della somma di prodotti destinati all'intera comunità, a un sottoinsieme di essa o a singoli elementi, i quali al supermercato, già che c'erano han visto bene di comprare  la birra che piace solo a loro, il mais per la loro insalata, il dentifricio alle erbe di Caltanissetta per le serate speciali. Per capire quali fattori determinano il grado di complessità dei due livelli, ipotizziamo il fattore § (carattere che finalmente ha trovato un motivo d'esistere sulle vostre tastiere) funzione di diverse variabili quali: 

§=f(U, C, K)

dove U è l'univocità dell'interpretazione del saldo finale e dei singoli importi (ovvero l'esistenza di un documento quale lo scontrino che renda i dati inconfutabili), C la disponibilità di una calcolatrice, K la complessità della ripartizione della spesa in beni per tutti o destinati ai singoli (variabile a sua volta dipendente dal numero di abitanti della casa). 

Proprio perché le spese ricorrenti sono anche le più complicate da dividere, è necessario fin da subito attrezzarsi di sistemi amministrativi e gestionali particolarmente avanzati. La soluzione di una cassa comune è piuttosto golosa ma necessita capacità notevoli di pianificazione e gestione della liquidità dei portafogli di ogni singolo individuo. Un'altra via è quella di istituire un sistema avanzato di cash pooling, che tuttavia prevede un software contabile di un certo spessore che sappia individuare le sole spese inerenti l'intero insieme abitativo, identificare chi ha pagato per tali spese, calcolare i saldi per persona e indicare a fine mese le singole posizioni di credito e debito. Un sistema di questo tipo chiede fatica ma deve essere sviluppato e implementato il più velocemente possibile al fine di evitare che gli scazzi si ripresentino a contabilità chiusa. 

A questo punto però la domanda conclusiva nonché il vero messaggio di questo post è: chi deve occuparsi di tutto ciò, il gruppo o un singolo individuo? La scelta efficace/efficiente vuole il controllo della contabilità nelle mani di una singola persona, che operi sul sistema e riferisca a fine mese. E' quindi necessario che solo lui sappia usare il foglio di calcolo, meglio ancora se è lui stesso ad averlo sviluppato. Potenziali conflitti d'interesse? Forse. Frodi finanziarie e doppi binari di contabilità? Possibile. Per questo motivo deve essere scelta una persona dall'alta integrità morale e dalle conclamate conoscenze in tale ambito. Il suo ruolo di burocrate dello scontrino, protocollatore delle bollette e algido reclamatore di debiti è pesantemente gravato da responsabilità atroci e per questo motivo dovrebbe essere premiato con una retribuzione che appunto remuneri la sua fatica e allo stesso tempo faccia da barriera al moral hazard; pensiamo per esempio una scontistica su quanto da egli dovuto, con il premio saldato dagli altri coinquilini, o un esenzione dai lavori domestici. 

E se i vostri coinquilini ingegneri, architetti, designer o umanisti sollevano perplessità, dite loro che è la base dell'economia di impresa, mica cazzi.

Dan Marinos



sabato 23 marzo 2013

State affamati, state pazzi, statemi bene - Messaggio ai laureandi



Una cosa che mi avrebbe gasato moltissimo, ai tempi della laurea triennale, era poter fare il discorso di chiusura di sessione: peccato che per essere selezionati bisognava aver ottenuto il voto e la media più alti tra i presenti in aula (genitori e parenti compresi?), ed io non possedevo né l’una né l’altra. Per la magistrale questa usanza non era prevista, e comunque nemmeno stavolta potevo sperarci. Da questo lunedì si concluderà l’anno accademico 2011-2012 con le ultime sessioni di laurea, a cui parteciperanno persone che ho conosciuto, che ho soltanto incrociato o che disgraziatamente leggono questo blog. A questo punto, visto che non posso aspettare che mi invitino a Stanford a pronunciare “state affamati, state pazzi, statte accuorti”, dedico queste righe a voi, futuri dottori.

Questo è il vostro ultimo weekend da pischelli irresponsabili, e molti di voi saranno chiusi in casa a domandarsi come impostare la discussione: quante slide fare? cosa scrivere? come far entrare tutta la tesi in un monologo da pochi minuti? Citando un’amica: “168 pagine in 10 minuti. Poi mando il mio CV alla Edizioni Bignami.”. Non disperate e pensate che anche i più grandi sono caduti in questa trappola. Mentana, per esempio, prima di ogni servizio lungo appena 180 secondi fa una premessa di mezz’ora in cui anticipa, descrive e trae le dovute conclusioni sull’argomento: poi vi chiedete perché Cairo ha comprato La7 per pochi spicci...

Se avete scritto una tesi con vostri modelli di regressione o sondaggi su campioni di consumatori, state tranquilli e in pace con voi stessi: il 97% delle tesi empiriche contiene dati bellamente inventati pur di ottenere una minima significatività statistica (il restante 4% non si preoccupa invece di sistemare gli errori, che tanto basta laurearsi). Se invece, non sapendo correlare neppure la temperatura dell’acqua con l’angolo di rotazione del rubinetto, avete scritto un trattato dove l’unica cifra presente sono i numeri di pagina (li avete messi, vero?), allora la questione della discussione si fa ancora più difficile: o sintetizzate tutto il lavoro, oppure vi focalizzate sul capitolo più interessante dopo una breve introduzione generale. Scegliete la strategia che preferite, tanto poi il relatore vi interromperà dopo 2 minuti, già annoiato.

Ad ogni modo, tenetevi pronti all’eventualità che un membro della commissione vi faccia una domanda andando a pescare argomenti collegati con la vostra tesi da associazioni assurde. A me è capitato: “Lei dice che in Germania i bilanci dei partiti sono strutturati più come quelli di un’impresa commerciale, mentre in Inghilterra sono semplici rendiconti di associazioni: secondo lei come mai accade questo strano fenomeno, considerando le differenze tra civil e common law?” che per me voleva dire: “Lei dice che la penna è blu: secondo lei è perché il castoro è rosso mentre giugno windows allegria?”.

Ora non voglio spaventarvi, e anzi continuate a ripetere il vostro bel discorsetto per settimana prossima. Il mio consiglio però è di tenervi anche dieci minuti in cui pensare all’ultima volta che siete entrati in università, al vostro primo giorno, alla vostra evoluzione. Io per esempio ho scoperto di aver percorso un cerchio: l’ultimo giorno da studente ho conosciuto una matricola arrogante e nerd che si spacciava per esperta di letteratura e che teneva a dirmi le sue impressioni circa un noto romanzo ottocentesco; ironia della sorte, è stato lo stesso discorso con cui ho stretto la prima amicizia in università. Voi invece potreste aver compiuto percorsi, secondo rette o arabeschi, passando da comunisti a capitalisti, da poeti a frequentatori dei Magazzini (al mercoledì che è gratis), dal “vado a vivere a Londra” a “ho trovato lavoro nel mio villaggio nel sud del Molise” e viceversa. Forse ancora avete pensato che la linea più breve esistente sono due punti adiacenti, per cui siete rimasti gli stessi beoti e le stesse divette del liceo e non chiedete che un pezzo di carta e di tornare sempre a casa per pranzo.

Auguro a nessuno di voi lettori di appartenere a quest’ultima categoria, perché vorrebbe dire che avete vissuto questi tre o cinque anni come semplice contesto, come scenografia di una stasi personale che poteva altrettanto efficacemente essere ambientata in un triste ufficio, in una tabaccheria o sopra una banchisa polare. Prego inoltre che non vi accorgiate mai, magari mentre cominciate a sillabare le prime frasi tipo “mam-ma”, “cac-ca” o “chi-e-de-re fe-ri-e”, di quale concentrato meraviglioso di esperienze e opportunità sia stata l’università; perché mentre per gli altri questo è un ricordo nostalgico e felice, per voi sarà un rimpianto frustrante.

Ma sto moralizzando su una categoria che per altro non esiste, e adesso è ora di andare. Mettete giù i pastelli a cera, sputate il pongo, lavatevi le mani e andate a laurearvi. E che l’obbiettivo sia per tutti lo stesso: laureatevi e vincete il superenalotto.

State affamati, state pazzi, statemi bene.

Dan Marinos


domenica 10 marzo 2013

Monello 730





Nella parte più pratica della revisione, il bilancio di una società viene affrontato suddividendolo più per aree organizzative che per macroclassi contabili. Tendenzialmente ai neoassunti vengono affidati uno o due cicli aziendali: quello attivo/di vendita, quello passivo/d'acquisto, il magazzino... Ognuno, anche per il percorso di studi scelto, ha delle preferenze: io per esempio mi trovo a mio agio con la tesoreria e la gestione delle immobilizzazioni, mentre ho dei seri problemi cognitivi con quanto riguarda le risorse umane e la fiscalità d'impersa. Le odio, le detesto, e più le disprezzo più il fato vuole che a me vengano assegnate. Liquidazione IVA, acconto IRAP, ritenute su lavoro dipendente, ricalcolo delle ferie e dei premi aziendali. Tutta roba che il mio cervello rifiuta di capire. Freud forse mi direbbe che da piccolo ho avuto un trauma sessuale con qualche commercialista o qualche impiegato Adecco, vallo a sapere. Fatto sta che ogni volta che mi viene affidato un controllo su queste due aree, il fegato si pietrifica in una marea di bile in stile Mont Saint-Michel.

Quale gioia dunque ricevere il mio primo CUD e il mio primo Modello 730. E' successo così, all'improvviso. Stavo smanettando alla ricerca della quadratura contabile-gestionale perfetta, quando è arrivata la mail dell' ufficio HR. Urca, una busta paga improvvisa? Una quindicesima sconosciuta? No: ho da dichiarare il mio reddito, ho da pagare le tasse. E come minchia si fa?

Sfoglio il modello 730: redditi da lavoro dipendente, redditi da fabbricato... Con un'entrata a martello i ricordi di Scienza delle Finanze e Diritto Tributario fanno strage dei miei neuroni: ma allora le tasse esistono veramente! "Governo ladro e truffaldino!", penso, ma senza farmi prendere dal panico cerco subito la strategia migliore e scorro rapidamente le pagine alla ricerca della salvezza, altresì conosciuta col nome di deduzioni e detrazioni. La tattica me la insegna il buon, vecchio modello di Modigliani-Miller: alzare le spese e abbassare il reddito imponibile. Who's your God now, Government?!

Eccolo: quadro E - Oneri e Spese. Adesso compilo tutto quanto, carico tutti i costi alla faccia del cuneo fiscale che non so cos'è ma dev'essere fratello della forchetta elettorale e del volàno decisionale. Dai, vediamo un po'. Spese sanitarie: ho comprato i cerotti e il reactine per la primavera. "E sono già 20 cents risparmiati, avanti!", penso ottimista, ma ecco presentarsi caselle impossibili da riempire: Spese sanitarie per familiari a carico e per disabili e Spese per veicoli per disabili e di cani guida, Interessi per mutui ipotecari, Interessi per mutui, Spese di istruzione, Spese funebri, Donazioni ai partiti, Donazioni alle ONLUS, eccetera eccetera. Gesù, per poter compilare come si deve questo modello bisogna essere degli orfani paralitici benefattori della società. Fottuto perbenismo! Perché mai non posso includere i 7€ di cocktail offerti ad un amico già ubriaco come donazioni per lo spettacolo? Perché non posso includere nelle spese per interpretariato dei sordi il tempo dedicato a discutere col mio coinquilino grillino?

Colpito dalla delusione di non poter sfruttare una strategia fiscale coi controfiocchi, sfoglio oramai disilluso le restanti pagine quando ecco prospettarsi un quadro illuminante: Scelta per la destinazione dell'otto per mille. Sorrido con quello stesso sorriso ironico che hanno Giolitti, De Gasperi e Gramsci quando passeggiando per i vicoli con i martelli e le mazze da baseball incontrano un parlamentare appartenente alla "società civile". I pretendenti del mio 8x1000, che secondo i miei calcoli accuratissimi dovrebbe variare tra i 4€ e i 50€, sono (hahah, già rido!):

- Lo Stato
- La Chiesa cattolica
- La Chiesa Valdese unione delle chiese metodiste e valdesi
- La Chiesa Apostolica in Italia
- La Chiesa Evangelica Luterana in Italia
- L' Unione Cristiana Evangelica Battista d'Italia
- L' Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno
- L'Unione Democratica Cristiana
- L'Unione comunità ebraiche italiane
- L'Assemblee di Dio in Italia
- La Sacra arcidiocesi ortodossa d'Italia ed Esarcato per l'Europa Meridionale.

E' scrivendo questo elenco (tra i quali ho inserito un impostore: a voi scovarlo) che la depressione mi avvilisce e mi condanna. Nemmeno l'idea di poter scegliere anche il 5% tra migliaia di fondazioni e associazioni mi può consolare. Vincerà la pigrizia sulla strategia, vincerà lo schifo sulla scelta.

E siamo solo al primo modello 730.


sabato 2 marzo 2013

Camping 5 stelle

La minaccia che purtroppo non è fantasma



L' Urban Dictionary definisce il termine camping come "the Act of staying in one spot in a map in a first person shooter videogame to gain a tactical advantage over an enemy or group of enemies. The person committing the act of camping is the camper". Poi continua commentando che c'è molta controversia riguardo alla rispettabilità di tale stile di gioco: per alcuni è intelligente e strategica, per altri è semplicemente da codardi, per non dire da stronzi ("my 50 year old mother could get that score camping like him and she's never played before")Il termine si è esteso poi per altre situazioni al di fuori della sfera videoludica, entrando così nel quotidiano pur mantenendo il significato: il soggetto rimane immobile in una posizione di vantaggio per lui e di assoluto fastidio per gli altri: "Man I gotta go take a shit" "Well, don't go camping because I still have to take a shower".

Evidentemente questa strategia è particolarmente apprezzata da Beppe Grillo, che infatti ha girato tutto il Paese con il camper (ho avuto l'onore di toccare la maniglia del mezzo quando è venuto a fare il suo show a Crema; mi ha ridato la vista e una connessione a 6 mega). "Voteremo legge per legge", dicono, e già li vedo, annidati nei loro seggi come cecchini sui monti virtuali di Call of Duty mentre prendono la mira su ogni giocatore che passa, su ogni avversario politico che propone qualcosa che non va a loro genio. La comodità di questa tattica è manifesta, e per l'appunto il camping fa incazzare tutti gli altri players, soprattutto quando sono costretti a passare da quelle parti, vuoi perché è l'unico corridoio per andare da un luogo ad un altro, vuoi perché è esattamente il punto di ripristino quando il nostro personaggio muore e viene rigenerato dal videogame (e qui, il camper è veramente un codardo bastardo). Ora si deve eleggere un governo: non ci sono altri passaggi, non ci sono alternative, Ma il Movimento pare non voler prendere iniziative, e limitandosi a "valutare legge per legge" pare non promuovere il proprio programma con disegni di legge scritti di proprio pugno.

Però in Sicilia il camping grillino funziona! E grazie al cazzo, alle regionali è il popolo a scegliere il presidente, eletto con o senza stabilità nel Consiglio. In parlamento no, il premier è nominato dai partiti. E qui sembra venir fuori un'altra strategia del 5 stelle, ovvero negare la fiducia a qualunque soluzione proposta dagli altri partiti (PD, PDL, e Monti) costringendoli a tre strade alternative:

1) il governissimo PD-PDL, che fa venire la diarrea a zampillo anche al più disinteressato di politica.
2) votare nuovamente.
3) dargli le chiavi di tutta la baracca e dire e alzare bandiera bianca.

In ogni caso il Movimento 5 Stelle non ha che guadagnare in fatto di consensi: da chi ha già molti dubbi sul PD e sulla Lega e da chi non ha vinto con Ingroia e altri. A meno che non esista la quarta prospettiva, quella che io non riesco a cogliere ammettendo, dopo la differenza tra quanto prevedevo e quanto è accaduto, che di politica non ci capisco un cazzo di niente. Mi consolo che non sono solo; a farmi compagnia ci sono cariolate di giornalisti e opinionisti. Non ricordo più chi l'ha detto, ma la frase seguente è per me il simbolo di queste elezioni che hanno fatto cadere tutti dal pero:

"Tutti, tutti ma proprio tutti i giornalisti danno i risultati al Senato in percenutale su scala nazionale. E' da qua comincia il declino."




Dan Marinos

domenica 17 febbraio 2013

No Amore, Nomura.

OMONE BAFFONE TENERONE ORSACCHIONE


Passato San Valentino, un affezionato lettore mi ha chiesto: "Hai mai pensato di quotare in borsa la tua relazione sentimentale? E poi, hai mai pensato di acquistare anche un'opzione put?". La questione è assolutamente interessante, e merita di essere analizzata separando le due domande.

Innanzitutto, perché non quotare la mia relazione sentimentale? Beh, da un punto di vista temporale, non credo che la mia storia sia già pronta per il salto nel mercato azionario. In fondo sono solo tre anni e mezzo, e sebbene non si possa più definire start-up, si può dire che sia ancora in fase early growth e non di appurata maturità. Per questo motivo semmai qualcuno volesse puntare su me e la mia ragazza, costui sarebbe un investitore esperto, come un fondo di venture capital o un business angel, con sufficiente lungimiranza ed esperienza da poter affrontare il rischio enorme e rinunciare, almeno nel breve termine, a remunerazione. In altre parole - quelle di D. Clark della Stern School of Business, che ha pubblicato a proposito venti pagine di cui come al solito ho letto solo il titolo e le conclusioni - esiste una relazione positiva tra l'età di un'impresa e la sua performance azionaria, nonostante la tendenza dagli anni '90 in avanti a quotarsi precocemente.

E anche se ci lanciassimo in un'IPO, io e la mia ragazza, cosa possiamo promettere al mercato? Per il dividend discount model potremmo far contenti i nostri investitori attraverso due strade, that is i dividendi elargiti e il capital gain, ovvero la crescita nel tempo. Ammetto di essere davvero in difficoltà, e forse qualche lettore potrà darmi una mano ad individuare quei fattori di coppia associabili ai dividendi e al growth rate; non tanto dunque elementi di valore per l'impresa in sé (cioè la coppia) ma per gli investitori.

Più facile invece è immaginare l'effetto di strumenti derivati sul rapporto affettivo. Chiedeva il lettore: "Hai mai pensato di acquistare un'opzione put?". Beh, effettivamente potrebbe risultare molto utile se utilizzato a copertura del rischio di rottura, potendo vendere al prezzo di oggi,  in un domani burrascoso e disperato ciò che oggi sento valere moltissimo. Certo che la realizzabilità del progetto è resa difficile da alcuni ostacoli, su tutti il fatto che se la mia ragazza venisse a sapere di tale copertura, e dunque sospettasse della mia mancanza di assoluta fiducia nell'amore 4ever&ever, mi mollerebbe una pizza da tre gigatoni in faccia e romperebbe seduta stante il rapporto, casuando perdite enormi sia nel caso in cui io non abbia ancora realizzato la copertura, sia se il derivato è già stato buttato sul mercato. Le ragioni fallimentari nel primo scenario sono facilmente intuibili. Nel secondo, invece, la controparte potrebbe accusarmi di aver volutamente informato la mia partner del contratto sottostante, portando attivamente la relazione vicina al default al fine di realizzare il massimo  rendimento possibile (lo stesso ragionamento vale dunque se sottoscrivessi un CDS coniugale). 

Per evitare tutto ciò, l'unica soluzione sarebbe nascondere tutto e mentire sempre:
"Com'è che sei tornato tardi ieri sera?" 
"Eh, sai, i ragazzi al lavoro mi hanno portato in un night club, cosa vuoi farci, se gli dici di no poi si incrina la fiducia reciproca del team" (non è vero, sono stato tutta notte da quelli di JP Morgan per calcolare il valore del CDS).
"Capisco...Aspetta, hai una cosa sulla spalla della giacca, cos'è?"
"E' il capello biondo di Giovanna, la segretaria disinibita del quinto piano" (balle, è il filo della cravatta gialla di Mussari, che m'ha promesso di custodire il mio derivato assieme ad altri suoi che c'ha, un posto sicuro e al riparo da sguardi indagatori).

Ma cari lettori innamorati, sapete meglio di me che non ne vale davvero la pena. E, come diceva il mio amico Oscar P., le bugie hanno le gambe corte.

Dan Marinos